Orientarsi nel labirinto fiscale degli affitti brevi può sembrare un'impresa titanica, rubando tempo prezioso che potresti dedicare a migliorare l'esperienza dei tuoi ospiti. Per fortuna, esiste uno strumento pensato proprio per semplificare la vita a chi, come te, gestisce locazioni turistiche: la cedolare secca.
In parole povere, si tratta di un regime fiscale alternativo che ti permette di pagare un'imposta fissa e sostitutiva (al 21% o, in alcuni casi, al 26%) al posto del complicato calcolo IRPEF con le sue aliquote progressive e le addizionali regionali e comunali. Scegliendo questa opzione, dici addio anche alle imposte di registro e di bollo. Una bella semplificazione, no? Il problema è che, mentre la fiscalità si semplifica, la burocrazia legata all'accoglienza (check-in, registrazione ospiti) rimane complessa.
Che cos'è la cedolare secca per gli affitti brevi

Pensa alla cedolare secca come a una scorciatoia fiscale intelligente. Invece di far confluire i guadagni dei tuoi affitti nel calderone degli altri redditi (come quello da lavoro dipendente, per intenderci) e vederli tassati con scaglioni IRPEF che possono arrivare fino al 43%, applichi una percentuale chiara e definita.
Questo meccanismo non solo rende il calcolo delle tasse un gioco da ragazzi, ma ti dà anche una visione molto più chiara e prevedibile della redditività del tuo immobile. Sai esattamente quanto ti entrerà in tasca, al netto delle imposte.
I vantaggi concreti di questo regime agevolato
Scegliere la cedolare secca significa accedere a benefici tangibili, che fanno la differenza a fine anno quando si tirano le somme. Vediamo i punti di forza più importanti:
- Tasse senza sorprese: Conosci fin da subito l'importo esatto da versare. Questo ti permette di fare una pianificazione finanziaria seria, senza l'incognita di un conguaglio IRPEF salato.
- Burocrazia snellita: Dimentica le marche da bollo e le code per pagare l'imposta di registro sul contratto. Meno scartoffie, meno costi, meno stress.
- Risparmio reale: Per la stragrande maggioranza degli host, l'aliquota fissa del 21% è nettamente più bassa di quella che si troverebbero a pagare con il regime ordinario.
Attenzione, però. Una gestione di successo non si basa solo sulla scelta fiscale giusta. È cruciale essere impeccabili anche su tutti gli altri fronti, come la comunicazione obbligatoria degli ospiti al Portale Alloggiati, un'attività che spesso causa errori e perdite di tempo.
Una pianificazione fiscale efficace e una gestione operativa eccellente sono due facce della stessa medaglia. Automatizzare gli adempimenti burocratici non è più un lusso, ma una mossa strategica per liberare tempo e risorse da dedicare a ciò che conta davvero: far crescere i profitti.
È qui che la tecnologia ci viene in soccorso. Soluzioni come Nowcheckin automatizzano completamente la registrazione degli ospiti e l'invio dei dati ai portali istituzionali, garantendo la piena conformità normativa. Il risultato? Riduci i tempi del check-in fino al 70% e dormi sonni tranquilli, sapendo di essere sempre in regola senza alcuno sforzo. Questo ti permette di concentrarti sulla strategia, magari approfondendo le diverse tasse sugli affitti brevi, invece di annegare in procedure manuali e ripetitive.
Come funzionano le aliquote al 21% e al 26%

Il cuore della cedolare secca per affitti brevi sta tutto nelle sue aliquote. Capire bene la differenza tra il 21% e il 26% è il primo passo per calcolare le tasse senza errori e, soprattutto, per rendere davvero profittevoli i tuoi immobili. Non si tratta di una scelta, ma di una regola precisa che dipende da quante proprietà metti a reddito.
La logica di fondo, in realtà, è piuttosto semplice: il Fisco ha voluto dare una mano ai piccoli proprietari, applicando una tassazione più pesante a chi, invece, gestisce un portafoglio immobiliare più strutturato. Vediamo insieme come funziona questa distinzione.
L'aliquota del 21% per il primo immobile
L'aliquota di partenza, quella più conosciuta e vantaggiosa, è del 21%. Questa percentuale si applica ai redditi che derivano dalla locazione breve di un solo immobile. È la classica situazione dell'host che affitta una seconda casa al mare o un appartamento sfitto in città per arrotondare.
Facciamo un esempio concreto: se hai un solo appartamento a Milano che affitti ai turisti, tutti i soldi che incassi durante l'anno saranno tassati con questa aliquota fissa. Il calcolo diventa facilissimo: su un incasso lordo di 15.000 €, l'imposta da pagare sarà di 3.150 €.
La semplicità di calcolo è senza dubbio uno dei maggiori vantaggi. Attenzione, però: la cedolare secca è un'imposta "secca" anche perché non ti permette di scaricare nessun costo (pulizie, bollette, commissioni dei portali). La sua convenienza dipende molto dal tuo specifico modello di business.
Questa aliquota resta il punto di riferimento per chi si affaccia per la prima volta al mondo degli affitti brevi, offrendo una porta d'ingresso fiscalmente più leggera.
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Quando scatta l'aliquota al 26%
La musica cambia non appena decidi di allargare la tua attività. L'aliquota sale al 26% per i redditi che incassi dagli immobili dal secondo al quarto. Qui c'è un punto fondamentale da capire: l'aliquota del 21% si applica sempre e solo su un immobile a tua scelta, mentre tutti gli altri (fino a un massimo di quattro) pagheranno l'imposta al 26%.
Per capirci meglio, ecco un esempio pratico:
- Appartamento 1 (Roma): Incasso annuo di 12.000 €. L'host decide di applicare qui l'aliquota agevolata.
- Imposta dovuta: 12.000 € x 21% = 2.520 €
- Appartamento 2 (Firenze): Incasso annuo di 10.000 €.
- Imposta dovuta: 10.000 € x 26% = 2.600 €
- Appartamento 3 (Napoli): Incasso annuo di 8.000 €.
- Imposta dovuta: 8.000 € x 26% = 2.080 €
In questo scenario, il totale delle tasse da pagare con la cedolare secca sarebbe di 7.200 €. Quei 5 punti percentuali in più dal secondo immobile in poi si fanno sentire sui margini di profitto e richiedono un'attenta pianificazione. La scelta su quale immobile applicare il 21% è strategica: quasi sempre conviene selezionare quello che genera il reddito più alto.
Le analisi emerse durante la discussione della Manovra di Bilancio hanno confermato questa struttura, spiegando come la distinzione tra primo immobile e successivi sia un modo per regolare il mercato. Dati recenti mostrano che il 35% degli host italiani gestisce più di una proprietà, il che rende l'aliquota del 26% un fattore cruciale per una bella fetta del settore. Per approfondire l'impatto di queste norme, puoi leggere altri dettagli sull'evoluzione della cedolare secca.
Il confine con l'attività imprenditoriale
E se gestisci cinque o più immobili? Qui la legge traccia una linea netta. Mettere a reddito con affitti brevi più di quattro appartamenti nello stesso anno fa scattare una presunzione di attività d'impresa.
Questo cambia completamente le carte in tavola. Non puoi più usare la cedolare secca e diventa obbligatorio:
- Aprire la Partita IVA con un codice ATECO specifico.
- Uscire dal regime agevolato e passare alla tassazione ordinaria IRPEF (oppure, se hai i requisiti, al regime forfettario).
- Gestire tutti gli adempimenti di un'impresa vera e propria: fatture, contabilità, versamenti periodici.
Superare questa soglia è un cambiamento radicale, non solo fiscale ma anche operativo. La complessità aumenta, è vero, ma si aprono anche nuove porte, come la possibilità di dedurre i costi. Per chi sta costruendo un portafoglio immobiliare, conoscere questo limite è vitale per pianificare la crescita senza rischiare brutte sorprese con il Fisco.
Chi può applicare il regime della cedolare secca
Accedere al regime super vantaggioso della cedolare secca per gli affitti brevi non è un'opzione per tutti. La normativa fiscale italiana, come sempre, mette dei paletti ben precisi per definire chi può davvero beneficiarne. L'obiettivo è chiaro: riservare questa agevolazione solo a determinate categorie di locatori.
Il requisito numero uno, quello fondamentale, è essere una persona fisica. In parole povere, l'opzione è aperta solo a privati cittadini che possiedono un immobile e decidono di metterlo a reddito.
Ma non basta. La locazione deve avvenire al di fuori dell'esercizio di un'attività d'impresa, arte o professione. Se affittare immobili è il tuo lavoro principale, con tanto di Partita IVA, mi dispiace, ma la cedolare secca non fa per te.
Soggetti ammessi e requisiti della proprietà
Per applicare la cedolare secca, non è sufficiente essere una persona fisica. Bisogna avere anche un legame giuridico specifico con l'immobile che si vuole affittare. Chi sono, quindi, i "fortunati"?
- Il proprietario dell'immobile, ovvero chi ne detiene la piena titolarità. Semplice e diretto.
- Il titolare di un diritto reale di godimento, come ad esempio l'usufruttuario. Se hai l'usufrutto di un appartamento, puoi tranquillamente affittarlo e scegliere questo regime fiscale.
Questa distinzione è cruciale, perché taglia fuori chiunque non abbia un legame diretto e legalmente riconosciuto con la proprietà dell'immobile.
Immobili e contratti compatibili
Attenzione, non tutti gli immobili vanno bene. L'Agenzia delle Entrate ha messo nero su bianco quali categorie catastali possono accedere alla cedolare secca.
L'immobile deve appartenere a una delle categorie catastali del gruppo A, che vanno da A1 ad A11. L'unica eccezione è la categoria A10, che identifica uffici e studi privati e, ovviamente, non c'entra nulla con l'uso abitativo.
Anche il contratto ha le sue regole. Deve essere una locazione breve. Per la legge, "breve" significa un contratto di affitto per uso abitativo che non superi i 30 giorni, stipulato sempre al di fuori di un'attività d'impresa. Questo è esattamente il campo di gioco in cui si muove chi affitta ai turisti.
Mentre ti assicuri di rispettare tutti questi paletti fiscali, lascia che Nowcheckin si occupi della burocrazia più noiosa. Scarica l'app gratuita e scopri come puoi automatizzare il check-in e tagliare del 70% il tempo che dedichi alla registrazione degli ospiti.
Chi è escluso dal regime agevolato
A questo punto, è altrettanto facile capire chi resta fuori. L'esclusione è netta per:
- Società di persone e di capitali: Che sia una SRL o una SPA, nessuna forma societaria può applicare questo regime, neanche se il suo scopo è proprio la gestione immobiliare.
- Imprenditori e professionisti: Chi affitta immobili come parte della propria attività professionale (un property manager con Partita IVA, per esempio) deve seguire le regole della tassazione ordinaria.
- Enti non commerciali: Anche associazioni o fondazioni sono escluse.
Il confine si fa sottile, ma importantissimo, quando si gestiscono più di quattro appartamenti. Come abbiamo già accennato, superata quella soglia la legge presume che tu stia facendo impresa, e questo ti obbliga ad aprire una Partita IVA e a cambiare completamente struttura fiscale. Se vuoi approfondire questo passaggio, ti consiglio di dare un'occhiata alla nostra guida sul codice ATECO per affitti brevi. Scegliere il regime fiscale giusto è il primo, vero passo per una gestione che sia profittevole e, soprattutto, senza rischi.
Come e quando dichiarare e pagare le imposte
Gestire gli adempimenti fiscali della cedolare secca per gli affitti brevi è molto più semplice di quanto possa sembrare, a patto di avere ben chiare le scadenze e le procedure. Vediamo insieme, passo dopo passo, come trasformare quello che sembra un grattacapo in una routine gestibile, dalla scelta del regime fino al pagamento vero e proprio.
A differenza dei contratti di locazione tradizionali, dove l'opzione va comunicata subito, per gli affitti brevi la scelta della cedolare secca si fa in un unico momento: la dichiarazione dei redditi. Non serve nessuna comunicazione preventiva all'Agenzia delle Entrate quando firmi il contratto. Tutto si decide in fase di compilazione del Modello 730 o del Modello Redditi Persone Fisiche.
Per farti un'idea più chiara del flusso, guarda questa semplice mappa.

Come vedi, tutto parte dal proprietario, passa per l'immobile che si vuole affittare e si concretizza con i contratti brevi, i cui redditi andranno poi a finire in dichiarazione.
Compilare la dichiarazione dei redditi senza errori
Il cuore di tutto è la compilazione corretta della dichiarazione. A seconda del modello che usi, dovrai concentrarti sui quadri dedicati ai redditi da fabbricati.
- Modello 730: Il punto di riferimento è il Quadro B. Qui inserirai i dati catastali dell'immobile, il totale dei canoni percepiti e, fondamentale, barrerai la casella "Cedolare Secca".
- Modello Redditi PF: La logica è la stessa, ma il quadro da compilare è il Quadro RB. Anche qui, vanno inseriti tutti i dati dell'immobile e dei redditi, spuntando l'apposita casella per la cedolare.
Un aspetto importante: la scelta per la cedolare secca va fatta ogni anno e per ogni singolo immobile. Questo ti lascia la libertà di valutare, anno dopo anno, quale sia il regime fiscale più vantaggioso per te.
Avere un archivio ordinato di tutti i documenti è cruciale. Conservare ricevute di pagamento, contratti e le comunicazioni inviate al Portale Alloggiati non è solo una buona pratica, ma un obbligo. Farlo a mano può diventare un incubo, ma per fortuna esistono strumenti come Nowcheckin che rendono tutto più facile, creando un archivio digitale sicuro e sempre a portata di mano, eliminando così il rischio di perdere documenti importanti e gli errori di trascrizione manuale.
Il meccanismo di acconto e saldo
Il pagamento dell'imposta non avviene tutto in una volta. Segue il classico sistema di acconto e saldo, lo stesso che si usa per l'IRPEF. Ci sono due scadenze che ogni host deve segnare in rosso sul calendario.
Ecco come funziona:
- Primo acconto: Da versare entro il 30 giugno di ogni anno.
- Secondo (o unico) acconto: La scadenza è il 30 novembre.
- Saldo: Si paga l'anno successivo, sempre entro il 30 giugno, insieme al primo acconto per l'anno in corso.
Per i pagamenti si usa il modello F24, facendo attenzione a inserire i codici tributo corretti per la cedolare secca. Un po' di pianificazione finanziaria ti aiuterà ad arrivare a queste date senza stress.
Il mondo fiscale, si sa, è sempre in movimento. Dal 2026, ad esempio, ci saranno novità importanti: l'aliquota della cedolare secca passerà dal 21% al 26% nella maggior parte dei casi. Si stima che questo cambiamento porterà a un aumento del 15% delle dichiarazioni regolari, spingendo gli host a essere ancora più precisi. In un contesto simile, l'efficienza diventa la chiave del successo. App come Nowcheckin sono un vero alleato, perché ottimizzano adempimenti obbligatori come le comunicazioni ad AlloggiatiWeb e ISTAT e ti permettono di restare competitivo. Per approfondire, puoi trovare maggiori dettagli sull'aumento dell'aliquota.
Calcolo pratico e codici tributo
Facciamo un esempio concreto per capirci meglio. Immagina un host che nel 2024 ha incassato 10.000 € lordi da un solo appartamento in affitto breve.
- Canone annuo lordo: 10.000 €
- Aliquota cedolare secca: 21%
- Imposta totale da pagare: 10.000 € x 21% = 2.100 €
Questo è l'importo totale che l'host dovrà versare, seguendo le scadenze di acconto e saldo. Per non sbagliare i pagamenti con F24, i codici sono fondamentali.
Ecco una tabella riepilogativa da tenere sempre a portata di mano.
Scadenze e codici tributo per il pagamento
Una tabella di riferimento per non mancare nessuna scadenza e utilizzare i codici corretti per i versamenti F24.
| Tipo di Versamento | Scadenza | Codice Tributo |
|---|---|---|
| Acconto prima rata | 30 giugno | 1840 |
| Acconto seconda rata (o unica) | 30 novembre | 1841 |
| Saldo | 30 giugno | 1842 |
Tieni a mente queste informazioni. Una gestione fiscale precisa e puntuale non è solo un obbligo, ma il miglior biglietto da visita per far crescere la tua attività nel mondo degli affitti brevi.
Il ruolo degli intermediari come Airbnb e Booking
Oggi è quasi impossibile immaginare il mondo degli affitti brevi senza i grandi portali online. Piattaforme come Airbnb e Booking.com hanno smesso da tempo di essere semplici vetrine: sono diventati dei veri e propri partner che hanno ridisegnato le regole del gioco. Questo cambiamento, ovviamente, ha un impatto enorme non solo su come troviamo gli ospiti, ma anche sugli obblighi fiscali legati alla cedolare secca.
Questi giganti del web, infatti, non si limitano più a mettere in contatto chi cerca e chi offre un alloggio. La legge italiana li ha caricati di una responsabilità ben precisa: quella di agire come sostituti d'imposta.
L'obbligo della ritenuta del 21%
Cosa succede, in pratica? Quando un intermediario come Airbnb incassa l'affitto per conto tuo, è obbligato per legge ad applicare una ritenuta d'acconto del 21% sull'importo lordo che hai guadagnato. Quei soldi non arriveranno mai sul tuo conto corrente, perché la piattaforma li versa direttamente allo Stato.
Immagina questa ritenuta come un anticipo sulle tue tasse. Non è una tassa in più, ma una parte dell'imposta finale che la piattaforma paga al posto tuo. Questo semplifica le cose da un lato, ma dall'altro richiede una contabilità perfetta per non sbagliare i calcoli al momento della dichiarazione dei redditi.
Questo meccanismo è nato per una ragione molto semplice: combattere l'evasione fiscale e tracciare i guadagni fin dalla fonte. Se anche tu usi questi portali, è cruciale capire come funziona il tutto per calcolare il conguaglio finale. Se, per esempio, l'aliquota che devi pagare è del 26%, dovrai versare solo la differenza del 5%. Se invece rientri nel 21%, la ritenuta ha già coperto tutto l'importo dovuto. Per avere un'idea più chiara di come operano questi portali, puoi approfondire come funziona Booking.com dal punto di vista dell'host.
L'impatto della direttiva DAC7
Se prima qualcuno poteva sperare di operare "sotto i radar", oggi è diventato praticamente impossibile. La "colpa" (o il merito) è della Direttiva europea DAC7, una normativa che obbliga tutte le piattaforme digitali a comunicare in modo sistematico i dati fiscali e i guadagni degli host alle agenzie delle entrate di ogni paese.
Tradotto in parole semplici, significa questo:
- Trasparenza totale: L'Agenzia delle Entrate sa esattamente quanto hai incassato da ogni singolo portale.
- Nessuna via di fuga: L'idea di "dimenticare" di dichiarare qualche soggiorno è ormai archiviata. I dati vengono incrociati in automatico.
- Obbligo di precisione: L'unica strada è avere una gestione fiscale e amministrativa impeccabile.
Questo nuovo scenario non riguarda solo le tasse. Con controlli sempre più serrati, anche la precisione in altri adempimenti, come le comunicazioni al Portale Alloggiati e all'ISTAT, diventa un fattore chiave. Un errore, anche banale, può accendere un riflettore sulla tua attività.
Le nuove normative stanno stringendo ulteriormente le maglie. La direzione è chiara: gli affitti brevi gestiti tramite intermediari sono sempre più nel mirino del Fisco. L'aliquota del 26% sta diventando di fatto la norma per chiunque non si limiti a un solo appartamento. Considerando che le OTA gestiscono circa il 70% delle prenotazioni, questo aumento normativo sta erodendo una fetta importante dei profitti, stimata tra il 6% e l'8%. Con i dati che viaggiano in tempo reale dalle piattaforme all'Agenzia delle Entrate, la digitalizzazione non è più una scelta, ma l'unica via per evitare sanzioni.
In un contesto del genere, l'automazione diventa il tuo più grande alleato. Soluzioni come Nowcheckin, che automatizzano l'invio dei dati degli ospiti e archiviano le ricevute in digitale, non sono più un semplice lusso per risparmiare tempo. Diventano uno strumento essenziale per garantire la conformità normativa in automatico, azzerando il rischio di errori umani che potrebbero costarti molto caro.
Le risposte ai dubbi più comuni sulla cedolare secca
Quando si parla di cedolare secca per affitti brevi, è normale avere mille domande. La normativa può sembrare un labirinto, ma non preoccuparti. Per aiutarti a gestire la tua attività senza ansie e a fare le scelte giuste, ho raccolto le risposte ai dubbi più frequenti che ogni host, prima o poi, si trova ad affrontare.
Posso scaricare i costi se scelgo la cedolare secca?
No, e questo è il punto cruciale da capire subito. La cedolare secca è un'imposta "piatta", applicata direttamente sul totale che incassi, al lordo di tutto. Non puoi dedurre assolutamente nessuna spesa, nemmeno quelle che ti sembrano strettamente legate all'attività.
Questo significa che costi come:
- Le commissioni dei portali (Airbnb, Booking.com, ecc.)
- Le bollette di luce, gas, acqua
- Le spese per le pulizie e la lavanderia
- I costi di manutenzione, piccoli o grandi che siano
non possono essere sottratti dal reddito su cui pagherai le tasse. Se hai costi di gestione molto bassi, questo regime è una manna dal cielo. Se invece sostieni spese importanti, ti conviene fare due conti e confrontare il risultato con la tassazione ordinaria IRPEF, dove invece i costi documentati si possono scaricare.
E se affitto solo una stanza di casa mia?
Assolutamente sì, anche l'affitto di una singola stanza rientra a pieno titolo nella definizione di locazione breve. Puoi quindi applicare senza problemi la cedolare secca sui soldi che incassi, a patto di rispettare tutti gli altri requisiti.
Se questa è la tua unica attività di affitto breve, l'aliquota sarà del 21%. Se invece, oltre a questa stanza, affitti anche altri immobili, ricorda che dal secondo in poi si applica l'aliquota del 26%, come previsto dalle nuove norme.
La cedolare secca comprende anche la tassa di soggiorno?
Assolutamente no. Questo è un errore comune che può costare caro, quindi è fondamentale tenerle ben separate.
La cedolare secca è un'imposta dello Stato sul tuo reddito. L'imposta di soggiorno, invece, è una tassa del Comune che paga il tuo ospite.
In qualità di host, tu agisci solo da "esattore" per conto del Comune, cioè come sostituto d'imposta. Il tuo compito è riscuotere l'importo dall'ospite e versarlo periodicamente nelle casse comunali. Sono due mondi separati, con scadenze, calcoli e dichiarazioni completamente diverse.
Gestire con precisione l'imposta di soggiorno è vitale per non incorrere in sanzioni. L'automazione qui fa davvero la differenza: soluzioni come Nowcheckin ti salvano, calcolando l'importo esatto secondo le regole del tuo Comune e facilitando il versamento senza stress.
Cosa succede se non scelgo la cedolare secca?
Se decidi di non optare per la cedolare secca, o se semplicemente non ne hai i requisiti, i tuoi guadagni dagli affitti brevi finiranno nel calderone della tassazione ordinaria IRPEF.
In pratica, i canoni che hai incassato si sommeranno a tutti gli altri tuoi redditi (stipendio, pensione, lavoro autonomo), creando un unico reddito complessivo. Su questo totale verranno applicate le aliquote IRPEF a scaglioni, che partono dal 23% e salgono fino al 43% per i redditi più alti.
A questo, poi, si aggiungono le addizionali regionali e comunali, che aumentano ancora il carico fiscale. Per farla breve: nella stragrande maggioranza dei casi, specialmente se hai già altri redditi, la cedolare secca si rivela la scelta più leggera e conveniente.
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